gen282010

La Divina Commedia – Purgatorio – Canto XXVIII

Bramoso già di osservare dentro e d’intorno la divina foresta folta di alberi e verdeggiante, che temperava agli occhi la vista del nuovo giorno, ‑ senza più aspettare lasciai l’estremità del monte inoltrandomi nella campagna a passo lento su per la via che mandava profumo da ogni parte. ‑ Un’aura dolce, che spirava sempre uguale, tenue come un vento soave, mi colpiva di fronte, ‑ per cui le fronde, tremolando, si piegavano verso quella parte ove, al nascere del sole, il santo monte [del Purgatorio] getta prima la sua ombra [verso Occidente]. ‑ Non però [quelle fronde] piegandosi venivano a scostarsi dalla loro perpendicolare, in modo che gli uccellini sparsi per le cime lasciassero di cantare e saltellare a modo loro; ‑ ma, cantando con piena letizia, ricevevano le prime aure del giorno tra le foglie che, stormendo, accompagnavano il loro canto, ‑ pari al mormorio che scorre di ramo in ramo per la pineta che si estende sul lido di Chiassi [sul mare Adriatico vicino a Ravenna, dov'è una vasta pineta] quando Eolo [re dei venti] scuote il vento scirocco. ‑ Già i lenti passi mi avevano trasportato tanto dentro all’antica selva che io non poteva più vedere il punto per il quale mi ero introdotto: ed ecco che un ruscello m’impedì d’andar più oltre, il qual ruscello, colle sue piccole onde, faceva piegare verso sinistra l’erba spuntata sulla sua riva. ‑ Tutte le acque più pure in queste terre, sembrerebbero intorbidate da qualche mescolanza in paragone di quell’acqua, che lascia trasparire quel che sta nel fondo del ruscello, ‑ sebbene essa si muova bruna, bruna sotto la perpetua ombra degli alberi, la quale non lascia ivi penetrare raggio dì sole né di luna. ‑ Coi piedi mi fermai e collo sguardo passai all’altra sponda del fiumicello, per mirar la gran varietà dei freschi arboscelli fioriti; ‑ e come appare ad un tratto cosa che per la gran meraviglia che ci apporta, ci distoglie da ogni altro pensiero, – così mi apparve una donna soletta, che andava cantando e scegliendo i più belli tra i fiori, dei quali era tutta smaltata la via che ella percorreva. ‑ Io le dissi: «Deh, bella donna, che ti scaldi ai raggi d’amore, a voler giudicare dai sembianti che sogliono manifestare gli affetti del cuore, ‑ di grazia, ti piaccia di avanzare tanto verso questa riva, sì che io possa intendere quel che tu canti. ‑ Tu mi fai ricordare, vedendoti così, il fiorito prato ove era Proserpina e come essa era [bella ed ingenua] quando fu perduta da sua madre [Cerere], ed essa stessa perdette i piaceri della primavera». – Come una donna, che ballando, si volge colle piante striscianti per terra tenendole strette tra loro e mette appena un piede innanzi l’altro; ‑ così quella donna, movendo i passi sui vermigli e sui gialli fiorellini, si volse verso di me, non altrimenti che una vergine la quale abbassa gli occhi modestamente; ‑ e mi appagò in ciò che io le chiedeva, appressandosi tanto che il dolce suono veniva a me colle parole del canto chiare e distinte. ‑ Come fu là ove l’erbe sono già bagnate dalle onde del bel fiume, mi fece dono di alzar gli occhi. ‑ Non credo che tanto splendore sfolgorasse dagli occhi di Venere, quando essa fu trafitta dal figlio [narra la favola che il suo figliuolo, Amore, volendola baciare, le punse il cuore con uno dei suoi strali, onde ella si sentì accesa d'amore per Adone], inconsideratamente. ‑ Ella rideva, stando dritta sull’altra riva del fiumicello, mentre andava, tra le sue mani, incrociando fiori di vario colore, che questa terra elevata produce da sé senza alcuna sementa. ‑ Il fiume ci teneva a distanza di tre passi ma l’Ellesponto [stretto che divide l'Europa dall'Asia] per dove passò Serse [vi fece un ponte sopra le navi e passò con settecentomila Persiani in Grecia dove fu sconfitto da Temistocle; ma, fuggendo dopo la sconfitta, trovò il ponte distrutto e dovette tragittare sopra una barchetta da pescatore] e che tuttora è freno all’orgoglio ed alla presunzione dei potenti, ‑ non fu da Leandro tanto detestato per l’ondeggiare impetuoso della marea che si interponeva tra Abido e la città di Sesto [Leandro passò l'Ellesponto a nuoto per venire da Abido, a Sesto, ove stava Ero, la sua donna]; quanto quel fiume fu odiato da me perché allora non si aperse. ‑ Ella cominciò: «Voi siete nuovi e forse la vostra meraviglia vi desta dei sospetti, perché mi vedete gioire in questo luogo già destinato all’umana natura per suo primo soggiorno; ‑ ma il salmo “Delectasti” rende luce che può rischiarare il vostro intelletto da ogni dubbio. ‑ E tu che sei dinanzi e mi pregasti, dici pure se vuoi udire altro da me, ch’io venni qui per rispondere ad ogni tua domanda, finché tu rimanga appagato». ‑ Io dissi: «L’acqua e il vento che fa mormorare le fronde, combattono la nuova credenza che io avevo fermata nel mio cuore [Stazio gli aveva detto che dalla porta del Purgatorio in su non vi erano più né venti né piogge], mentre io vedo il contrario di quel che udii». – Onde ella rispose: «Io ti dirò come quel che ti fa meraviglia procede da cagione tutta sua propria; e ti toglierò la nebbia dell’ignoranza che ti ingombra la mente. ‑ Il sommo bene, che solo intende ed ama sé stesso, fece l’uomo retto e gli diede le delizie di questo paradiso terrestre, per caparra della beatitudine eterna. ‑ Per sua colpa egli non dimorò qui che per poco, per sua colpa mutò il santo gaudio e la dolce gioia in pianto e in affanno. – Questo monte s’innalzò tanto verso il cielo e dalla parte del Purgatorio in su è libero da ogni disturbo, affinché non recassero alcuna molestia all’uomo ‑ i turbamenti cagionati dalle esaltazioni dell’acqua e dalla terra [piogge, venti, ecc.] le quali tendono verso il calore del sole sino alla porta del Purgatorio. ‑ Ora, siccome intorno alla terra immobile l’acre tutto gira insieme alla prima volta del cielo, se ad esso non viene da alcuna parte interrotto il cerchio, ‑ ne segue che cotale moto dell’aere percuote in questo alto monte che lanciasi libero nell’aere puro, e fa risuonare la selve perché è folta di alberi: ‑ e la pianta percorsa può tanto che, colla sua virtù generativa, feconda l’aria ed essa aria poi, girando intorno alla terra, depone [quella virtù generativa comunicatale dalla pianta]; ‑ l’altra terra, [quella abitata dagli uomini] secondo che è atta per sua propria natura o per il clima, concepisce e genera piante e frutti di diverse qualità. ‑ Se questo fosse udito [dagli uomini] non sembrerebbe più cosa meravigliosa sulla terra, quando alcuna pianta, senza seme visibile vi mette radici e germoglia. ‑ E devi sapere che la campagna santa ove tu sei, è piena d’ogni semenza ed ha in sé dei frutti che nell’altro emisfero [abitato dagli uomini] non si colgono. ‑ L’acqua che vedi non scaturisce da vena che sia di continuo rinnovata dai vapori convertiti in acqua dal freddo, come i fiumi che ora scorrono con minore ora con maggiore affluenza; ‑ ma sgorga da una fontana sempre uguale e perenne la quale, per volere di Dio, riacquista tanta acqua quanta ne perde così dai due rivi nei quali è divisa. ‑ Essa discende da questa parte con una virtù che toglie gli altrui peccati e dall’altra colla virtù che rende la memoria d’ogni buona azione. ‑ Quindi da questo lato la fontana si chiama Letè [in greco vale obblivione] e dall’altro Eunoè [buona memoria] e non opera il suo effetto se prima non è gustato. ‑ Il vapore di queste acque è al disopra degli altri vapori. E sebbene la sua brama possa essere soddisfatta, ancorché non ti rilevi altre cose; ‑ pure io ti darò ancora un corollario [ una verità che aggiungerai a quelle già udite]: né credo che ti sia meno caro il mio dire, perché ti spiega oltre quello che io ti promettevo. – Quei poeti che anticamente finsero poetando l’età dell’oro e il suo felice stato, forse sognarono in Parnaso questo luogo delizioso. ‑ Qui fu innocente l’umana radice [Adamo ed Eva], qui si ha sempre una stagione mista di primavera e di autunno; questo è il vero nèttare di cui si parla». ‑ Io allora mi volsi indietro verso i miei poeti, e vidi che sorridendo avevano udito le ultime parole: – poi rivolsi gli occhi alla bella donna [Matelda].

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