gen282010

La Divina Commedia – Purgatorio – Canto XVI

Buio com’io trovai nell’inferno, o buio di una notte senza stelle e senza luna, sotto un cielo di orizzonte limitato e cosparso, quanto può essere, di densi nuvoli, ‑ non fecero mai agli occhi miei sì fitto velo, né sì acre impressione, come quel fumo che ivi ci coperse; ‑ per cui non potemmo tenere gli occhi aperti: onde la mia scorta fedele e sapiente mi si avvicinò e mi offerse l’omero. ‑ Come un cieco va dietro alla sua guida per non smarrirsi e per non urtare in qualche cosa che lo molesti o che, forse, lo uccida; ‑ così io me ne andavo per l’aere amaro [acre] e sozzo [saturo di fumo] ascoltando il mio duca che mi diceva: «Stai attento a non separarti da me». ‑ Io sentivo delle voci e ciascuna sembrava pregare l’Agnello di Dio, che toglie i peccati, per ottenere pace e misericordia. ‑ La loro preghiera incominciava colle parole Agnus Dei, e tutti le proferivano ad un tempo e sullo stesso tono, tanto che ne risultava la più perfetta armonia. ‑ Io dissi: «Maestro, sono forse spiriti, quelli che odo cantare in tal modo?» Ed egli: «Sì, tu hai capito il vero; essi sono spiriti che stanno scontando il peccato d’ira che, simile a un nodo, li tiene legati». – «Chi sei tu che fendi il denso fumo che ci avvolge e parli di noi come se tu misurassi ancora il tempo per calendi?» [come se tu fossi ancora nel regno dei viventi]. ‑ Così fu detto da una voce, onde il mio maestro mi disse: «Rispondi e domanda se di qui si sale alla cima del monte». ‑Ed io: «O creatura che ti purifichi per tornare a Colui che ti fece, così pura come uscisti dalle sue mani, se tu mi seguirai udrai narrare cosa meravigliosa». ‑ Rispose: «Io ti seguirò fin dove mi è permesso, e se il fumo non ci permetterà di vederci, ci terremo uniti conversando». ‑ Allora incominciai: «Io vado in alto con quella fascia corporea che la morte dissolve e venni qui passando attraverso le pene dell’inferno; ‑ e se Dio mi ha ricolmato della sua grazia, al punto di farmi vedere la sua beata corte in modo insolito ai nostri tempi, ‑ non mi tener nascosto chi fosti prima di morire, ma dimmelo; e dimmi anche se mi sono bene incamminato sulla via che mena al varco [alla salita dell'altro cerchio]; e le tue parole ci serviranno di guida». – Così rispose: «Io fui lombardo e fui chiamato Marco: ebbi pratica delle cose del mondo ed amai quel valore [virtuoso e onesto operare] al quale più nessuno mira. Per salire in alto tu sei sulla via dritta»; e poi aggiunse: «Quando sarai lassù, ti prego di pregare per me». ‑ Ed io gli risposi: «Ti prometto di far ciò che mi chiedi; ma ho nell’anima un dubbio tale che ne scoppio se non me lo tolgo. ‑ Prima era un semplice dubbio, ma ora si è raddoppiato dopo la sentenza che tu hai detta poco fa, la quale mi dà la certezza di quella verità che io ho udita in questo cerchio ed altrove [da Guido del Duca, sulla corruzione sociale] ed a quella certezza va unito il mio dubbio. ‑ Purtroppo al mondo, come tu mi dici, non vi è più virtù, ma tutto è avvolto circondato dalla malizia; ‑ per cui io ti prego di additarmene la cagione affinché la veda e la mostri agli altri; poiché taluni credono che la cagione di tal corruzione sia dovuta all’influsso dei cieli, e tal’altri credono che dipenda da noi». ‑ Egli mandò prima un profondo sospiro che si convertì in hui [interiezione di vivo dolore], poi cominciò: «Fratello, il mondo è cieco, ed io mi accorgo dalla tua cecità, che vieni da lui. ‑ Voi attribuite tutto all’influsso del cielo, come se tutti gli avvenimenti fossero necessariamente gli effetti di questa influenza celeste. – Se fosse così, in voi sarebbe distrutto ogni libero arbitrio e non sarebbe giusto ricevere il bene in premio delle opere buone e il male per castigo delle cattive azioni. ‑ Il cielo inizia [dà principio] i vostri movimenti; non dico tutti, ma posto ch’io lo dica, vi ha dato lume della ragione per discernere il bene dal male, e siete liberi nella vostra volontà la quale, se si oppone e resiste ai primi assalti delle prave tendenze raggiate dal cielo, riporta poi la vittoria su tutto purché sappia sempre trionfare e mantenersi saldo nei buoni propositi. ‑ Voi siete liberi e soggiacete ad una forza maggiore, a una migliore natura [Dio] e tal natura crea in voi la mente che non è sottoposta all’influenza del cielo. ‑ Però, se il mondo presente esce dalla retta via, è colpa di voi uomini, in voi soli se ne ricerchi la cagione ed io ora te lo dimostrerò veracemente. ‑ L’anima semplice, che non sa null’altro all’infuori di esser partita dal lieto Fattore e che fa volentieri ritorno a tutto ciò che la diletta, esce pura dalle mani del Creatore che la vagheggia nell’eterna idea prima ancora di trarla dal nulla, ed è come una fanciulla che or piangendo ed or ridendo segue l’impulso delle sue varie passioni. ‑Prima ella sente la piacevole impressione di un piccolo bene terreno; e qui s’inganna correndo dietro ad esso, finché una buona guida e un buon freno non ne raddrizzano il suo amore [la sua inclinazione al bene]. ‑ Per tale falsa inclinazione, fu necessario avere una legge e porre un freno alla volontà, convenne avere un capo che discernesse almeno la torre [la giustizia] della vera città [la ben regolata società]. ‑ Le leggi vi sono, ma chi si cura di osservarle e di farle osservare? Nessuno; perché il Pastore che guida il suo popolo [il Papa] può ben ruminare [insegnare il bene], ma non ha l’unghie aperte [cammina male, dà cattivo esempio, non mette in opera le pratiche che insegna]. Per cui il popolo che vede il suo capo correr dietro soltanto ai beni terreni di cui esso è avido, solo di tali beni si pasce e non si cura d’altro. ‑ Tu puoi accorgerti che il cattivo governo è la ragione della corruzione del mondo e non la natura che si è corrotta in voi. ‑ Roma, che fece il mondo buono e cristiano, aveva due soli, il Papa e l’Imperatore, i quali mostravano le due strade che conducono l’una al mondo e l’altra a Dio. Ora uno di questi soli ha spento l’altro e la spada si è congiunta al pastorale; [il governo spirituale unito al temporale] e l’uno e l’altro uniti, debbono necessariamente andar male. ‑ Poiché, così congiunti, l’uno non teme l’altro. Se non credi alle mie parole, osserva la spiga, perché dal seme che sta in essa si conosce la qualità delle erbe. Prima che Federigo [II] avesse delle questioni colla chiesa, il valore e la virtù si trovavano in quel paese irrigato dall’Adige e dal Po [la Marca Trivigiana, la Lombardia e la Romagna]. – Ma ora può liberamente passarvi anche colui che prima evitava di appressarvisi per tema di ragionare coi buoni e di aver contatto con essi. ‑ Però è vero che vi sono ancora tre vecchi, dei quali l’antica età è un continuo rimprovero all’età moderna, e par loro che Iddio tardi troppo a farli passare a miglior vita: ‑ Corrado di Palazzo [gentiluomo di Brescia], il buon Gherardo [di Treviso soprannominato il buono], e Guido di Castello [poeta di Reggio, della nobile famiglia dei Roberti] che, alla maniera francese, si chiama il semplice Lombardo [era usanza francese di chiamar lombardi tutti gli italiani]. ‑ Di’ dunque che oggi la Chiesa di Roma, per aver voluto unire i due governi, è caduta nel fango ed ha imbrattato sé stessa e loro». ‑ Io dissi: «O Marco mio, tu parli bene; ed ora comprendo per qual ragione i figli di Levi [la tribù dei Leviti] fossero esclusi dal retaggio: ‑ ma dimmi chi è quel Gherardo che tu dici esser rimasto come campione di quei buoni antichi ora estinti, e come a rimprovero del presente secolo selvaggio?» ‑ Ei mi rispose: «O il tuo parlare m’inganna [fingi di non conoscere Gherardo] o mira ad avere una prova da me [se veramente conosca detto Gherardo]; poiché, parlandomi tu il linguaggio toscano, dimostri di non conoscere il buon Gherardo [tanto noto in Toscana]. – Io non lo conosco per altro soprannome se pure non lo togliessi da sua figlia Gaia [donna, conosciuta in tutta l’Italia per la sua grande bellezza e, sembra, anche per i suoi depravati costumi]. Dio sia con voi, perché io non posso più accompagnarvi, ‑ Vedi già biancheggiare in mezzo al buio quell’albore; ivi sta l’Angelo e prima che appaia è necessario che io parta». ‑ Così detto tornò indietro e non volle più darmi ascolto.

No Responses

Comment RSS Trackback URL

Leave a Reply