gen282010

La Divina Commedia – Purgatorio – Canto IV

Quando impressioni gagliarde di dolore o di piacere operano sopra una facoltà dell’anima, essa si raccoglie tutta in questa facoltà, ‑ tanto che pare non intenda più alcun altro; e questo è contro quell’erronea dottrina professata dai platonici e dai manichei, che ammettono la pluralità delle anime [la vegetativa, la sensitiva e l'intellettiva] ‑ e però quando si ode o si vede cosa che tenga fortemente vòlto l’animo a sé, il tempo passa e l’uomo non se ne accorge; ‑ ché altra è la facoltà che ascolta o vede, altra è quella che l’anima serba intera, cioè inoperosa, non toccata dalla impressione: e la prima è impedita e libera la seconda. ‑ Di ciò io ebbi vera esperienza, udendo ed ammirando quello spirito, ché il sole era ben salito di oltre cinquanta gradi [il sole percorre quindici gradi all'ora; quindi erano passate tre ore e minuti del suo levarsi sull'orizzonte] ‑ ed io non me n’ero accorto, quando venimmo dove quelle anime ad una voce gridarono a noi: «Qui è il luogo che ci avete richiesto per salire». ‑ Il contadino, quando l’uva comincia a maturare, spesso chiude con una piccola forcata di spine un’apertura maggiore ‑ che non era il sentiero, per cui ne salì il mio duca ed io appresso, soli, appena le anime si furono allontanate da noi. ‑ Con il solo aiuto dei piedi si può salire per il sentiero tagliato nella roccia su cui sorge San Leo [piccola città nel territorio d'Urbino], e si può discendere in Noli [piccola città della riviera Ligure di ponente, circondata da alti monti che ne rendevano, al tempo di Dante, difficilissimo l'accesso], si può montare sulla vetta [in cacume] di Bismantova [montagna di difficile accesso dell'Appennino nel territorio di Reggio Emilia]; ma per fare questa salita è necessario che l’uomo voli, tanto è erta; ‑ dico che deve volare con le ali snelle della fede e con le piume della carità, come io dietro alla guida [Virgilio] che mi dava speranza e illuminava la mia ragione. ‑ Noi salivamo per un sentiero incavato dentro la roccia, stretto sì che da ogni lato ci stringeva, ed erto che dovevamo aiutarci con le mani e con i piedi. ‑ Poiché fummo pervenuti al termine di quella via al ripiano superiore dell’alta ripa, che forma una scoperta piaggia: «Maestro mio, dissi io, che via faremo?» ‑ Ed e gli a me: «Non volgere il passo in direzione diversa da quella che hai tenuto finora, e prosegui su per il monte dietro a me, finché non ci appaia qualcuno che sappia guidarci». ‑ La sommità era tanto alta che la vista non la discerneva, e il fianco del monte aveva un’inclinazione maggiore di 45 gradi. ‑ Io ero stanco quando cominciai a dire: «O dolce padre, rivolgiti e guarda come io rimango addietro se tu non vai più piano». ‑ «Figliuol mio, disse, tirati fin qui», additandomi un balzo poco più su che gira da quel lato tutto attorno il poggio. ‑ Così mi spronarono le sue parole che io mi sforzai, appresso lui aiutandomi ogni tanto con le mani a terra, finché ebbi sotto i piedi il balzo che sporgeva dal monte. ‑ Ivi ci ponemmo a sedere ambedue vòlti a levante, da dove eravamo saliti, poiché il riguardare suole giovare agli altri. ‑ Prima drizzai lo sguardo a basso, poi al sole e mi meravigliavo che ci colpisse da sinistra. ‑ Bene si avvide Virgilio che, io stavo tutto meravigliato a guardare il sole [carro della luce] dove nasceva tra noi e Aquilone [al contrario di ciò che succede nel nostro emisfero, dove il sole nasce tra noi e l'Austro]. ‑ Onde egli a me: «Se il sole che illumina a vicenda l’emisfero boreale e l’australe, fosse nella costellazione dei Gemelli [Castore e Polluce, i Dioscuri figli di Giove e di Leda] – tu vedresti la parte rosseggiante dello zodiaco, dov’è il sole, rotare più da presso alle Orse, purché non esca dall’eclittica, suo corso abituale. Come ciò sia, se lo vuoi poter pensare, raccogliendo il tuo pensiero alla meditazione, immagina come Gerusalemme sia sulla terra con questo monte, ‑ in modo che ambedue hanno un solo orizzonte e diversi emisferi; per cui la strada per la quale Fetonte seppe male guidare il carro, ‑ vedrai come rispetto al monte del purgatorio, conviene che vada da un fianco, quando rispetto al monte Sion [o a Gerusalemme] va dall’altro, se osserva bene il tuo intelletto». ‑ «Certo, maestro mio, dissi io, mai vidi chiaramente come ora vedo, dove pareva che il mio ingegno non potesse risolvere la difficoltà, ‑ che il circolo di mezzo del cielo cristallino [moto superno, il più alto dei cieli che girano] che si chiama Equatore in astronomia e che resta sempre tra il sole e il verno [perché l'inverno è nell'emisfero boreale quando il sole è nel tropico del Capricorno, e quando è in quello del Cancro l'inverno è nell'emisfero australe: per cui l’equatore è sempre tra il sole e l'inverno] ‑ per la ragione che dici, è lontano dal monte del purgatorio verso settentrione tanto quanto verso mezzogiorno è lontano da Gerusalemme, la città santa degli Ebrei. Ma se ti piace dirmelo, vorrei sapere volentieri quanto abbiamo ad andare, poiché il poggio sale più di quanto possano salire i miei occhi». ‑ Ed egli a me: «Questa montagna è tale che sempre presenta difficoltà a chi comincia a salirla e, quanto più uno va su, tanto meno è faticosa. ‑ Perciò quando ti parrà non aspra, tanto che ti sia facile e piano il salirla, come è agevole il corso della nave che discende a seconda della corrente, ‑ allora sarai giunto al fine di questo sentiero; qui aspetta di riposare dalla fatica; più non rispondo, e questo so veramente». ‑ E come egli ebbe detta la sua parola, una voce disse da vicino: «Forse che avrai necessità di riposarti prima di giungere alla cima del purgatorio». ‑ Al suono di questa voce io e Virgilio ci voltammo, e vedemmo una grande pietra a mancina, della quale né io né Virgilio prima ci eravamo accorti. ‑ Ci avvicinammo ad esso ed ivi erano persone che stavano all’ombra dietro al sasso, come un uomo si pone a stare per negligenza; ‑ ed uno di loro che mi sembrava stanco, sedeva e si abbracciava le ginocchia tenendo il volto basso tra esse. ‑ «O dolce signore mio, dissi io, guarda colui che si mostra più negligente, che se la pigrizia fosse sua sorella». ‑ Allora si volse a noi porgendo attenzione, movendo appena gli occhi su per la coscia, e disse: «E vai tu dunque che sei bravo». ‑ Allora conobbi chi era, e quell’affanno che mi rimaneva ancora per la fatica del cammino, non m’impedì l’andare a lui; e come ‑fui giunto a lui, alzò appena la testa dicendo: «Hai bene veduto come il sole nasce da sinistra?» ‑ I suoi atti pigri e i discorsi brevi mossero un poco a riso le mie labbra; poi cominciai a dire: «Belacqua, a me non duole – ormai di te perché ti vedo scampato all’inferno, ma dimmi, perché sei seduto appunto qui? Aspetti tu d’essere guidato, oppure ti ha ripreso la pigrizia solita?» ‑ Ed egli: « Fratello, che importa il salire? Poiché l’angelo divino che siede sulla porta del purgatorio non mi lascerebbe entrare a prender parte alle pene. – E’ necessario che passi fuori della porta del purgatorio tanto tempo per quanto vissi, perché io per negligenza tardai a pentirmi all’ultimo momento della vita, ‑ se prima non mi aiutano le preghiere dei viventi che vivono in grazia divina: e quelle preghiere di coloro che non sono in grazia divina che valgono, quanto non sono ascoltate?» ‑ E già il poeta mi saliva innanzi e diceva: «Vieni oramai, vedi che è già l’ora del mezzogiorno e dalla riva la notte comincia a coprire il Marocco».

No Responses

Comment RSS Trackback URL

Leave a Reply