gen282010

La Divina Commedia – Purgatorio – Canto II

Il sole era giunto già all’orizzonte il cui meridiano passa sopra Gerusalemme nel suo punto più alto [Gerusalemme sarebbe agli antipodi del Purgatorio, secondo Dante] ‑ e la notte che gira oppostamente a lui, usciva fuori del fiume Gange con le bilance [nel segno della Libra, nel quale la notte è quando il sole è in Ariete, nell'equinozio di primavera. Era opi­nione medioevale che Gerusalemme fosse in longitudine equidistante dalle sorgenti dell'Ebro e dalle foci del Gange e che tra questi due punti della terra fosse una distanza di 180 gradi; di modo ché Dante determina l'orizzonte orientale di Gerusalemme, una stessa cosa con il meridiano delle foci del Gange] che le cadono di mano quando il sole comincia a stare più tempo sull’orizzonte, cioè all’avvicinarsi dell’estate; sì che le guance bianche e vermiglie della bella aurora, là dove io mi trovavo, per troppa età cominciavano a ingiallire [essendo passato qualche tempo dall'alba e dall'aurora, cominciava ad apparire il sole]. Noi eravamo ancora lungo il mare come gente che pensa quale via prendere, e con il cuore va e rimane con il corpo; ‑ ed ecco, come quello del pianeta Marte, allorché all’avvicinarsi del mattino, nell’aurora, appare rosseggiante verso occidente per i vapori densi dai quali è circondato, ‑ mi apparve uno splendore simile, così io possa ancora rivedere quel lume, venire così ratto per il mare, tanto che nessun volo può eguagliare la sua velocità: – avendo un poco ritirato da esso lo sguardo per guardare il mio duca in attesa di spiegazione, e ritornato a guardarlo lo rividi più lucente e più grande. Poi tutto attorno ad esso mi apparve un non so che di bianco, e di sotto a poco a poco usciva un altro che bianco. ‑ Il mio maestro non fece ancora parola mentre le prime due cose bianche apparvero ali; e allora che ben conobbe il conduttore della nave, gridò: «Piega, piega le ginocchia; ecco l’angelo di Dio, piega le mani in segno di preghiera, che oramai vedrai di così fatti ministri divini. – Vedi che non fa uso di quegli strumenti di cui gli uomini si servono per navigare: sì che in un viaggio così lungo egli non adopera altri remi o altre vele che le sue ali. ‑ Vedi come le ha diritte verso il cielo, battendo l’aria con le penne eterne che non si contano come quelle degli uccelli della terra». ‑ Poi come si appressò man mano di più, l’uccello divino appariva più risplendente, tanto che l’occhio non poté sostenerne da vicino la vista, ‑ ma lo chinai giù; e quegli se ne venne alla riva con un vascello svelto e leggero che appena sfiorava l’acqua. ‑ Dalla poppa stava il nocchiero celeste, tale che pure a descriverlo farebbe beato; e dentro stavano più di cento spiriti. ‑ Tutti insieme cantavano ad una voce: «In exitu Israel de Egipto» con tutto il seguito di quel salmo (Salmo CXIV ‑ spiritualmente l’uscita del popolo d’ Israele dall’Egitto significa che l’anima liberatasi dal peccato, si è fatta santa e libera). ‑ Poi impartì loro la benedizione; onde essi si gettarono tutti sulla spiaggia, ed egli se ne partì veloce come se ne era venuto. La turba che rimase lì pareva non conoscesse il luogo, guardando attorno e lontano, come colui che si trova in presenza di cose nuove. ‑ Da tutte le parti oramai il sole risplendeva il quale, essendo nel regno dell’Ariete aveva dinanzi a sé il segno del Capricorno che, oltrepassato il meridiano, andava declinando man mano che saliva il sole, ‑ quando la gente allora arrivata alzò la fronte verso di noi, dicendo: «Se voi lo conoscete mostrateci la via di salire a monte». ‑ E Virgilio rispose: «Voi credete forse che noi conosciamo questo luogo; ma noi siamo pellegrini come voi. ‑ Poco fa siamo venuti, un poco prima di voi, per altra via che fu così aspra e faticosa, che ci parrà ormai un giuoco il salire». ‑ Le anime che si accorsero di me che ero vivo vedendomi respirare, impallidirono per la meraviglia mista a timore; ‑ e come a messaggero che porta l’olivo in segno di liete novelle [usanza medioevale] la gente si avvicina per udirle, e tutti si pigiano attorno, ‑ così quelle anime fortunate si affissarono al viso mio, quasi dimenticando di andare alla purificazione che le avrebbe fatte belle. ‑ Io vidi farsi avanti una di loro per abbracciarmi con sì grande affetto che mosse me a fare lo stesso. Ombre vane fuori che nella apparenza che accoglie la vista tre volte dietro a lei avvinsi le mani e tre volte le ritornai al petto. ‑ Io credo che mi dimostrassi meravigliato; perché l’ombra sorrise e si ritrasse indietro ed io, seguendo lei, mi feci oltre. ‑ Soavemente disse che io desistessi: allora conobbi chi era e pregai che per parlarmi mi arrestasse un poco. ‑ Mi rispose: «Così come ti amai nel corpo mortale, ti amo libera da esso: però mi arresto ; ma tu perché vai per questa parte?» ‑ «Casella mio, per tornare ancora là tra i viventi faccio io questo viaggio, ma a te come è che essendo morto da tanto tempo è concesso solo ora venire al purgatorio?» ‑ Ed egli a me: «Non mi è stato fatto alcun torto se, non che l’angelo che trasporta sulla barca quando e chi gli piace, mi ha negato più volte questo passaggio; ‑ poiché la volontà dell’angelo procede dalla giusta volontà divina: e veramente da tre mesi egli ha accolto senza opporre alcuna difficoltà chi ha voluto entrare con tutta pace ‑ onde io che ero giunto già alla spiaggia, presso la quale il fiume Tevere entra nel mare, fui benignamente accolto dopo. ‑ Ora egli ha drizzato le ali a quella foce; poiché sempre quivi si raccolgono quelli che non calano verso Acheronte». ‑ Ed io: «Se nuova legge divina non ti toglie la memoria o l’usanza del tuo canto amoroso, che mi soleva rendere così contento, ‑ ti piaccia consolare alquanto con essa l’anima mia che venendo qui con la sua persona è molto affannata ». ‑ «Amor che nella mente mi ragiona », cominciò egli allora sì dolcemente, che ancora ne sento la dolcezza. Il mio maestro ed io e quella gente ch’era con lui parevano sì contenti, come se non avessero altro pensiero per la mente [Casella da Pistoia, amico di Dante, fu musico e cantante valente]. ‑ Noi eravamo tutti fissi ed attenti alle sue note; ed ecco venire Catone gridando: «Che è ciò, spiriti lenti? ‑ Quale negligenza e quale indugiare è questo? Correte al monte a spogliarvi del peccato che v’impedisce di vedere Dio». ‑ Come quando, beccando urani di biada o di loglio, i colombi raccolti per il pasto, senza mostrare l’abituale orgoglio, ‑ se appare cosa per cui essi abbiano paura, subitamente lasciano stare il cibo perché sono assaliti dal maggior pensiero del mettersi in salvo; ‑ così io vidi quella accolta di gente giunta da poco, lasciare il canto, e andare verso la costa, come uomo che va e non sa dove riesca il suo cammino: né meno sollecita fu la nostra partenza.

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