gen282010

La Divina Commedia – Paradiso – Canto XIV

L’acqua di un vaso rotondo si muove dal cerchio al centro o dal centro al cerchio secondo che è percossa fuori o dentro. ‑ Questo che io dico mi cadde subito in pensiero tosto che l’anima gloriosa di Tommaso tacque, ‑ e ciò per la somiglianza del parlare di lui e quello di Beatrice, alla quale, dopo di lui [Tommaso] così piacque di cominciare: ‑ «Costui [Dante] ha bisogno di andare a fondo di un altro vero per conoscere la ragione ed intanto non ve lo dice né colla voce e neanche coi pensiero, perché nemmeno vi pensa. ‑ Ditegli se la luce, onde si adorna la nostra sostanza, rimarrà eternamente con noi come è ora: e se rimarrà, ditegli come potrà essere che questa luce non rechi fastidio agli occhi vostri, quando sarete divenuti di nuovo visibili, pur dopo la resurrezione dei corpi». ‑ Come coloro che cantano danzando in giro, alcuna volta spinti e trasportati da più letizia rinforzano le voci e avvivano i loro movimenti; ‑ così alla franca ‑ e riverente domanda le corone dei santi mostrarono nuova gioia nel muoversi leggermente in giro e nel mirabile canto. ‑ Chi si lamenta perché in questo mondo si debba morire per passare a vivere in cielo, certo lo fa perché non vide qui il gaudio che la pioggia eterna del beatifico lume produce nei beati. – Quell’Ente che è uno in tre persone e tre in una sola persona e quell’Uomo‑Dio che è uno nella sua doppia natura, vive sempre e regna sempre e che, essendo infinito, tutto contiene in sé, ‑ era cantato tre volte da ciascuno di quegli spiriti con tal melodia che sarebbe giusta rimunerazione a qualsiasi merito. ‑ Ed io, in mezzo alla luce più risplendente del cerchio interno a me più vicino, udii una voce modesta [di Salomone] qual fu la voce dell’Angelo quando disse: Ave Maria, la quale [la voce] rispose: ‑ «Per tutta l’eternità, tanto il nostro amore raggerà d’intorno questo lume di cui l’anima nostra si ammanta. ‑ La sua chiarezza è in misura della nostra carità verso Dio, e questa è una misura della visione onde siamo fatti beati da Dio, ed è tanto più chiara e viva, quanto è maggiore la grazia che ci avvalora la vista. ‑ Quando noi ci rivestiremo della santa e gloriosa carne, la nostra persona, per essere nella sua integrità e perciò più perfetta, sarà a Dio più gradita. ‑ Per cui si accrescerà in noi il gratuito dono che Iddio ci fa del suo lume beatifico: lume che ci fa capaci a vedere Iddio; ‑ onde deve per conseguenza crescere la visione, crescere l’ardore della carità, che si accende in noi in virtù della visione, e crescer la luce di gloria che si diffonde intorno. ‑ Ma come il carbone che produce la fiamma e colla vivacità del proprio splendore la vince, in modo che la vista del carbone si difende; ‑ così la visibilità di questa fulgida luce che ci circonda, sarà vinta dalla lucentezza del nostro corpo, che si trova tuttavia ricoperto dalla terra; ‑ né sì gran lume potrà infastidirci, perché gli organi del corpo saranno forti a sostenere le impressioni di tutto ciò che ci potrà dilettare». ‑ I due corpi dei beati spiriti mi parvero tanto pronti e vogliosi di dire: Amen [così sia], che mostrarono desiderio di esser riuniti ai loro corpi lasciati sulla terra; ‑ forse non per loro soltanto, ma per le madri, i padri e gli altri che furono loro cari, prima che fossero splendori sempiterni nel Paradiso. – Quand’ecco al di là delle due corone di sfavillanti spiriti, nascere intorno un altro lume di chiarezza uguale in tutti i punti, a guisa di un orizzonte che divenga chiaro. ‑ E come al salire che fanno le prime ombre della sera cominciano pel cielo nuove apparizioni, sicché la vista di esse è tanto scarsa [per la luce solare che ancora si mostra], che pare e non pare che sia vera; – così lì mi parve di cominciare a vedere nuove sostanze e descrivere un cerchio fuori delle altre due circonferenze. ‑ O vera luce sfavillante, irradiata dallo Spirito Santo, come rifulse subitanea e vivissima agli occhi miei che, abbagliati, non la soffrirono! ‑ Ma Beatrice mi si mostrò così bella e ridente che io sono costretto a lasciarla tra gli altri oggetti veduti che non restarono impressi nella memoria. – Quindi i miei occhi riacquistarono vigore a riaversi dal loro abbagliamento e mi vidi trasportato a più alto grado di beatitudine. ‑ Io mi accorsi bene di essere asceso, per l’infuocato sfavillare della stella che mi pareva più rosso del consueto. ‑ Con tutto il cuore, e col linguaggio dell’anima, che è uno in tutti, feci ringraziamento a Dio, qual si conveniva alla nuova grazia; ‑ e non era ancora esausto nel mio petto l’ardore, quando conobbi essere stato questo ringraziamento accetto e gradito; ‑ perché mi apparvero splendori così lucenti e così rossi dentro a due liste luminose, che io dissi: «O eccelso Iddio, che così gli adorni! ‑ Come Galassia [la via lattea] punteggiata di lumi minori e maggiori, biancheggia fra i soli del mondo, così che fa dubitare uomini molto saggi; così quelle due liste luminose, seminate di grandi e piccole stelle, facevano dentro il corpo del pianeta Marte quel venerabile segno [la croce] che in un circolo fanno due diametri che, intersecandosi ad angolo retto, congiungono i quadranti del circolo. ‑ Qui il mio ingegno rimane vinto da ciò che mi ricordo di aver veduto in quella croce; perché in essa capeggiava Cristo, così che non so trovare similitudine degna per descriverlo convenientemente. – Ma chi prende la sua croce e segue Cristo, mi scuserà fin d’ora se io tralascio di descrivere il meraviglioso incanto di quella croce che mi apparve, vedendo nell’albore di essa balenar Cristo. ‑ Da un’estremità all’altra delle braccia e da capo ai piedi della croce, si muovevano spiriti luminosi, scintillando maggiormente al punto in cui le due liste s’incrociano, dove gli spiriti s’incrociavano e trapassavano. ‑ In tal modo qui in terra gli atomi dei corpi, quali lunghi e quali corti, si vedono muovere e nuotare in varie forme, cangiando apparenza ad ogni momento, ‑ entro quella striscia di luce onde talvolta è listata l’ombra che gli uomini con arte e con modi ingegnosi si acquistano per ripararsi dal sole. ‑ E come giga ed arpa con più corde insieme armonizzate, toccano piacevolmente gli orecchi anche a chi non intende l’arte musicale; ‑ così dagli spiriti luminosi che li mi apparirono, si raccoglieva per la croce una melodia, che mi rapiva senza che io intendessi nulla di quell’inno. ‑ Io ben mi accorsi che quella melodia esprimeva altre lodi, perché intesi queste parole: Risorgi e vinci, come uno che ode qualche parola senza intenderne il significato. ‑ Io mi innamorava tanto di questa melodia, che fino a quel punto non vi fu alcuna cosa che mi legasse l’animo con più dolci legami. – Forse questa ultima mia espressione sembra troppo ardita, venendo io a posporre ad altra cosa il piacere dei begli occhi di Beatrice, mirando i quali si acquieta ogni mio desiderio. Ma chi considera che i cieli, vivi suggelli di ogni bellezza, operano con più attività quanto più si avvicinano all’empireo, e che io in quel luogo non aveva ancora rivolto lo sguardo agli occhi di Beatrice, ‑ mi può scusare e può ben vedere che io dico il vero perché non mi si è ancora aperto in questo cielo il piacere santo degli occhi di Beatrice, ‑ perché tal piacere, a mano a mano che si sale in alto, si fa più puro.

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