gen282010

La Divina Commedia – Inferno – Canto XXVIII

Chi potrebbe mai esprimere, per quanto più volte tentasse la prova con parole sciolte in prosa, i molti insanguinati ed impiagati che io, giunto alla ottava bolgia, vidi? ‑ Certamente ogni lingua non sarebbe capace di descriverli, per il nostro sermone e per la mente che sono troppo ristretti per contenerli. – Se ancora si adunasse tutta la gente che fu già sulla terra di Puglia, soggetta alle vicende della fortuna, dolente del suo sangue, per i Romani discesi da Enea [troiano, quindi D. li dice troiani. Si riferisce allo guerre sannitiche e, a quelle puniche. Tito Livio nel capitolo XXIII, 7, narra che Annibale, dopo la vittoria di Canne, trasse dalle dita dei Romani uccisi tanti anelli da formarne un mucchio di molte moggia], e per la lunga guerra che diede così grande bottino di anella, come scrive T. Livio che non dice il falso: ‑ con quella gente caduta combattendo contro Roberto Guiscardo [i Saraceni contro R. G. duca di Puglia e Calabria, 1059‑1084] e l’altra, le cui ossa ancora sono radunate – a Ceprano, là dove ogni pugliese fu traditore [Ceprano, sul Liri, dove i baroni pugliesi lasciarono libero il passaggio alle milizie di Carlo d'Angiò, procurando la sconfitta di Benevento a Manfredi [an. 1266], e là presso Tagliacozzo, dove il vecchio Alardo vinse senza armi [Tagliacozzo negli Abruzzi dove Carlo, divenuto re di Puglia e Sicilia, sconfisse il nipote di Manfredi Corradino: anno 1268. Alardo di Valery, cavaliere francese, avvedutosi che gli Svevi stavano per ottenere vittoria, mandò improvvisamente una schiera dei suoi sopra i nemici e li scompigliò]; e chiunque mostrasse un suo membro ferito o mozzo, sarebbe nulla al paragone del deforme aspetto dei dannati della nona bolgia. Perdendo il mezzule o una lulla [il pezzo di mezzo del fondo della botti è detto mezzule; e, gli estremi lulle] non si apre così come io vidi uno spaccato dal mento fino all’ombelico: – tra le gambe pendevano le budella [minugia, dal latino minutia]; si vedevano il fegato, il cuore e i polmoni, e gl’intestini crassi che separano le feci. ‑ Mentre tutto mi affisso in lui per vederlo, mi guardò, e con le mani si aperse il petto, dicendo: «Or vedi come mi dilanio: ‑ Vedi com’è stroppiato Maometto [Maometto, 560‑633 d. C. ruppe con le sue dottrine la unità dei Cristianesimo]. Davanti a me se ne va piangendo Alì [Alì Ebn Abì Talib, genero e apostolo di Maometto, 597‑ 660 d. C., modificando in qualche parte gli insegnamenti del maestro; originò una sètta detta degli Sciiti] lacerato nel volto dal mento alla fronte [ove portavano a ciuffo i capelli]: ‑ e tutti questi altri che tu vedi furono, da vivi, seminatori di scandalo e di scisma e perciò sono rotti in questa maniera. ‑ Qua dietro vi è un diavolo che ci concia ciascuno in questa maniera, al taglio della sua spada, sottoponendo ripetutamente, – quando abbiamo girato attorno la strada che circonda la bolgia; poiché prima che alcuno gli ritorni innanzi le ferite sono già richiuse. Ma tu chi sei che sullo scoglio guardi sporgendo in fuori il volto forse per ritardare di andare alla pena, che ti è stata data da Minos, secondo le colpe che tu gli hai confessate? » ‑ « Egli non è ancora morto, né lo mena quaggiù a tormentarlo alcuna colpa, rispose il mio maestro, ma per dare a lui completa conoscenza quaggiù per l’inferno di girone in girone, e questo è tanto vero quanto è vero che io ti parlo». Moltissimi, quando lo udirono, si arrestarono nel fosso a riguardarmi, dimenticando per la meraviglia il martirio. ‑ « Or dunque di’ a frate Dolcino che si provveda, tu che tra poco rivedrai il sole, s’egli non vuole tosto seguirmi qui [Fra Dolcino: Dolcino Tornielli da Novara fondatore della setta degli Apostolici. Gli fu bandita contro una crociata da Clemente V, e con molti dei suoi fu assediato sul monte Zebelli presso Vercelli dai Novaresi. Capitolò per la fame e per il freddo nel 1307, fu indi arso vivo] di molta vivanda; e che la presenza della neve non rechi la vittoria a quei di Novara, ché acquistarlo altrimenti non sarebbe facile». ‑ Poiché Maometto sospese un piede per andarsene, mi disse questa frase quindi lo distese a terra per partirsi. Un altro che aveva forato la gola e il naso troncato fino alle ciglia, e non aveva che una sola orecchia, ‑ soffermatosi a riguardare con gli altri per la maraviglia, prima degli altri aprì la canna della gola che era tutta attorno rossa, ‑ e disse: «O tu che non sei condannato da colpa, e che già vidi in terra italiana, se non m’inganna una grande rassomiglianza, ‑ ricordati di Pietro Medicina [Pietro Biancucci di Medicina, terra nel piano tra Bologna e la bassa Romagna, seminò molti scandali] se mai torni a vedere il dolce piano [della Lombardia] che da Vercelli si stende fino alle foci del Po, dove fu Marcabò, castello dei Veneziani] che si estende da Vercelli a Marcabò. ‑ E fai sapere ai due uomini migliori di Fano, a messer Guido ed anche ad Angiolello [Guido del Cassero e Angiolello da Cagnano, nobili di Fano, furono fatti annegare da Malatestino Malatesta verso il 1312 mentre si recavano, invitati da esso, ad un appuntamento a Cattolica, borgata sull'Adriatico tra Pesaro e Rimini] che, se qui non si prevede falsamente il futuro, saranno gettati fuori il loro vascello, e annegati presso Cattolica, per tradimento di un malvagio tiranno. ‑ In tutto il Mediterraneo [Cipro ad oriente, Maiorca a occidente del Mediterraneo] Nettuno [dio del mare], non vide mai sì grande delitto, né per opera dei pirati, né dei Greci [gente Argolica che furono un tempo corsari]. ‑ Quel traditore che ancora vive [che vede ancora con un occhio, avendo perduto l’altro in fanciullezza] e signoreggia Rimini, che un tale, il quale è qui con me, non vorrebbe mai aver veduta, ‑ lì farà venire a parlamentare con lui; poi farà in modo che al vento che contro di loro si leva dal monte Focara presso Cattolica [il tradimento di Malatestino] sarà inutile per scongiurarlo, facciano voti e preghiere». ‑ Ed io a lui: «Dimmi e chiariscimi, se vuoi ch’io porti nel mondo novelle di te, chi è colui che non avrebbe mai voluto veder Rimini». ‑ Allora pose la mano alla mascella d’un suo compagno, e gli aperse la bocca, gridando: «Questi è desso, e non può parlare: Questi, esiliato da Roma, tolse il dubbio di Cesare consigliandogli di passare il Rubicone, affermando che chi è preparato esitò sempre con suo danno». ‑ Oh, quanto mi pareva sbigottito con la lingua tagliata nella gola, Curione, che fu tanto ardito a parlare! [C. S. Curione, tribuno della plebe. Dopo aver parteggiato per Pompeo passò a Cesare, e a questo diede il cattivo consiglio di passare il Rubicone]. ‑ Ed uno che aveva ambo le mani mozzate, levando i moncherini per l’aria oscura, sì che il sangue gli colava sulla faccia, ‑ gridò: « Ti ricorderai anche del Mosca che dissi, me infelice! cosa fatta capo ha [cfr. Vill., V., 38] la quale frase fu il seme che produsse tanto male ai Toscani ». ‑ Ed io aggiunsi: « E’ la morte della tua schiatta». [Mosca dei Lamberti, consigliò di uccidere B. de' Buondelmonti, che aveva mancato alla promessa fatta ad una fanciulla degli Amidei: la quale uccisione fu causa che in Firenze divampassero gli odi. D. si riferisce quindi all'esilio dei Lamberti nel 1258, il cui nome da allora scomparve dalla storia di Firenze]; per cui egli accumulando questo dolore a quello della pena che soffriva, se ne andò come persona trista e matta. ‑ Ma io rimasi a riguardare lo stuolo delle anime che passavano e vidi cosa che avrei paura di non esser creduto a raccontare da solo, senza conferma; se non che la coscienza, la buona compagna che assicura l’uomo sotto lo scudo del sentirsi pura, mi rende sicuro di ciò che dico. ‑ Io vidi certamente, e mi pare ancora di vederlo, un busto andare senza capo, come andavano gli altri della triste greggia di quei dannati. – E il capo troncato teneva sospeso per le chiome con la mano, a guisa di lanterna, e quello mirava noi e diceva: « O me! » ‑ Della sua testa faceva lume a sé stesso, ed erano due in uno ed uno in due; come ciò può essere, lo sa colui che ciò governa. ‑ Quando fu appunto al piede del ponte, levò il braccio in alto con tutta la testa per avvicinare le sue parole, ‑ che furono: «Vedi dunque la pena dolorosa, tu che vai vedendo i morti respirando [vivo]: vedi se alcuna pena è grande come questa; ‑ e perché tu conosca ch’io sia, sappi che sono Bertrand de Born, colui che ad Enrico [figlio primogenito di Enrico II d'Inghilterra], diede i mali consigli [Bertrand de Born signore di Hautfort, Inf., XXIV, 29, in Guascona, fu poeta pregevole e guerriero della seconda metà del sec. XII, seminò discordie tra Enrico II d'Inghilterra e il figlio Enrico]. ‑ Io feci il padre e il figlio nemici tra loro. Achitefel [consigliere di re David d'Israele] non fece peggio di me spronando Absalonne a ribellarsi al padre David e ad ucciderlo. ‑ Perché io divisi persone così legate da vincoli di parentela, ho diviso il mio capo, ahimè! dal resto di questo mio corpo mozzato. ‑ Così osserva in me la pena del taglione».

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