gen282010

La Divina Commedia – Inferno – Canto XXI

Così dal ponte della quarta venimmo a quello della quinta bolgia, parlando d’altro che non curo di riferire, e tenevamo il punto culminante del ponte quando ‑ ci soffermammo per vedere la quinta bolgia, e l’altra gente che inutilmente piangeva; e la vidi straordinariamente oscura. ‑ Come nell’arsenale dei Veneziani bolle d’inverno la tenace pece per rimpeciare i loro legni alquanto avariati – che non possono navigare, e invece di navigare chi fa di nuovo il suo naviglio, e chi tura con stoppa le fessure nei fianchi di quello che fece molti viaggi; ‑ chi rafforza con chiodi da prua [parte anteriore], chi da poppa [parte posteriore], altri fanno remi. altri avvolgono canape e ne fanno sarte [funi per le vele]; chi rappezza terzendi [vela minore], e chi artimoni [vela maggiore] tale non per fuoco ma per potenza divina bolliva laggiù una pece densa che intonacava da ogni parte la riva. – Io vedeva essa ma in essa nulla, altro che il gonfiarsi della pece in bolle, le quali rompendosi, la pece ricadeva giù compressa. ‑ Mentre io miravo intensamente laggiù, il mio duca dicendo: « Guarda guarda» mi tirò verso di sé dal luogo dove io stavo. ‑ Allora mi volsi come l’uomo che ha premura di vedere un pericolo che deve evitare, e per l’improvvisa paura si sente venir meno le forze ‑ il quale guarda e fugge nello stesso tempo e vidi dietro a noi un diavolo nero, venire correndo su per lo scoglio. ‑ Ahi quanto egli era fiero nell’aspetto! e quanto mi pareva feroce nel suo atteggiamento, con l’ali aperte, e correndo agilmente! ‑ L’omero suo, che era appuntato ed alto, teneva a cavalcioni un peccatore e il demonio lo teneva afferrato per i piedi. ‑ Dal ponte in cui ci trovavamo io e Virgilio, disse: «O Malebranche [nome generico dei diavoli custodi della 5^ bolgia], ecco uno degli anziani di Lucca [Dante dice di S. Zita perché Lucca è devota di questa santa: Zita da Monsagrati presso Pontremoli, nata nel 1218 e morta nel 1272, visse santamente in Lucca, dove fu sempre venerata con special devozione; il di lei corpo si conserva nella chiesa di S. Frediano], mettetelo sotto la pece, ché io torno per prendere altri barattieri ‑ a quella città che ne è ben fornita: tutti sono costà barattieri, fuorché Bonturo; nel Consiglio, per denari invece del no si vota si. [Chi sia questo peccatore portato dal diavolo nero non è riferito dai commentatori; a quei tempi si riteneva aversi voluto riferire il poeta a Martino Bottaio gran cittadino in Lucca, il quale morì nell’anno in cui Dante finge di essere sceso all'inferno. Bonturo Dati fu capo della fazione popolare in Lucca e fu di tanta autorità che a suo talento condusse le cose di quel comune: nel 1314. avendo Bonturo negato ai Pisani la restituzione del castello di Asciano, dicendo agli ambasciatori che i Lucchesi tenevano quel castello come specchio per le donne pisane, vedi La Faida di Carducci, fu causa di una guerra fra le due città, riuscita molto dannosa a Lucca: allora il popolo costrinse il Dati a fuggire, ed egli riparò a Firenze, dove morì. Dante si riferisce ironicamente a Bonturo, poiché questi fu grandissimo barattiere]. ‑Laggiù lo buttò, e quindi si rivolse per il duro scoglio del ponte, e mai mastino sguinzagliato per inseguire il ladro fu con tanta velocità. – L’altro [il peccatore] si tuffò nella pece bollente, e poi ritornò su con l’arco della schiena; ma i demoni che erano coperti dal ponte, gridarono: « Qui non c’è il Volto Santo [l’immagine antichissima di Cristo in croce, che si venera nella chiesa di S. Martino in Lucca] ; ‑ qui si nuota diversa mente che nel Serchio [fiume che scende dai monti di Lunigiana e passa vicino a Lucca] e se tu non vuoi essere uncinato, non uscire fuori della pegola ». ‑ Poi l’addentarono con più di cento raffi, e dissero: « Coperto dalla pece tu devi ballare qua, sì che tu rubi nascosta­niente, se puoi». ‑ Così i cuochi fanno tuf­fare ai loro aiutanti la carne con uncini in mezzo alla caldaia, perchè non galleggi fuori dell’acqua. ‑ Il buon maestro mi disse: «Ac­quattati giù dietro una sporgenza dello scoglio, e così non appaia che tu ci sia, e non abbia a ricevere nessun affronto; ‑ e se per caso que­sti diavoli tentassero di offendermi, non temere tu, ché io so ciò che mi faccio, perché fui altra volta a tale contrasto». ‑ Poscia passò di là dal principio del ponte, e come egli giunse sul­l’arogine che divide la quinta dalla sesta bolgia, gli fu necessario avere sembiante imperturbato. ‑ Con quel furore e con quell’impeto rumo­roso che i cani escono fuori dalle case [quelle di campagna] addosso al poverello che subito chiede l’elemosina dove si sofferma; ‑ usci­rono quei demoni di sotto il ponte, e volsero contro lui tutti gli uncini, ma egli gridò: « Nes­sun di voi mi tocchi! – prima che mi unci­niate venga avanti qualcuno di voi ad ascoltare le mie parole e poi pensi se io debba essere arroncigliato ». ‑ Tutti gridarono: « Vada Malacoda »; per il che uno si mosse e gli altri stettero fermi; e venne a lui dicendo: « Che gli vale che io vada? » ‑ « Credi tu, Malacoda, disse il mio maestro, di vedermi qui venuto senza paura di tutte le vostre minacce ‑ senzavolere di Dio e senza l’aiuto del fato? Lasciami andare, poichè è voluto nel cielo che io mostri ad altri questo cammino scabroso ». ‑ Allora de­pose cogì l’orgoglio che si lasciò cadere ai piedi l’uncino, e disse: « Oramai non sia ferito». ‑ E il mio Duca a me: « O tu, che siedi acquat­tato tra gli scheggioni del ponte, vieni dunque senza timore a me». ‑ Per cui io mi mossi e venni rapidamente a lui; e i diavoli si fecero tutti avanti, sì che io temetti non mantenes­sero la parola. ‑ E così sbigottiti vidi [nel 1289] uscire gli uomini del presidio pisano dal castello di Caprona [che si era reso a condizioni ai Lucchesi] vedendosi tra tanti nemici. ‑ lo mi accostai con tutta la persona lungo il mio duca, e non torceva gli occhi dalla loro sembianza che era non rassicurante. – Essi chinavano i raffi, e « Vuoi che lo tocchi, diceva l’un con l’altro. sopra il groppone? » ‑ E ri­spondevano: « Sì, accoccagli [assestagli] un colpo di ronciglio ». ‑ Ma quel demonio che parlava con il duca mio, si volse tutto in fretta e disse: « Fermati, fermati, Scarmiglione ». ‑ Poi disse a noi: «Più oltre per questo scoglio non si può andare perchè il sesto arco giace tutto spezzato al fondo: ‑ e se vi piace an­dare avanti andatevene su per questa roccia [che forma il sesto argine]; più oltre vi è uno scoglio che fa da strada. ‑ Ieri, ad altre cin­que ore oltre quest’ora, compirono milleduecentosessantasei anni che qui fu rotta la via. [Dice dunque Malacoda che ieri, 25 marzo 1300, intorno al mezzodì, compirono 1266 anni da che fu rotto il ponte della sesta bolgia; conforme all'opinione seguita da Dante che Gesù Cristo spirasse alle ore 6 del giorno 25 marzo dei suoi 34 anni; Conv., IV, 23] che fu causa del terremoto che cagionò la rottura del ponticello, tra le altre rovine infernali. ‑ Io mando verso quella parte alcuni di questi miei per riguardare se alcuno dei barattieri esce dalla pece: andate con loro, ch’essi non saranno di pericolo a voi. ‑ Fatti avanti, Alichino e Calcabrina, cominciò egli a dire, e tu, Cagnazzo e Barbariccia guidi la decina. ‑ Libicocco venga oltre a Draghignazzo, Ciriatto zannuto, e Graffiacane, e Farfarello, e Rubicante il pazzo. ‑ Andate in giro attorno al fosso della pece bollente [pane, da panie, visco per tendere agli uccelli] ; costoro non siano toccati sino all’altro ponte che attraversa le bolgie dalla prima all’ultima». [Ma altri ponti non sono sulla sesta bolgia]. – Ohimè! Maestro, che è ciò che io vedo? dissi io, deh! andiamocene soli senza alcuna scorta se tu sai il cammino, che io per mio conto non la richiedo. ‑ Se tu sei così avveduto come suoli, non vedi tu ch’essi digrignano i denti, e con gli occhi minacciano danni? » ‑ Ed egli a me: «Non voglio che tu abbia spavento; lasciali digrignare pure, quanto a loro piace, ché essi fanno ciò per coloro che si lessano e si dolgono nella pece ». Si voltarono per l’argine sinistro: ma prima ciascuno aveva stretta la lingua con i denti verso il loro caporione come per segno d’intendimento, ‑ ed egli aveva dato il segnale della partenza con il suono di « così piacevole stromento » dice l’An. fior.

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