gen282010

La Divina Commedia – Inferno – Canto XIX

O mago Simone [Narrasi negli Atti degli apostoli di un certo Simone, «che esercitava l'arti magiche e seduceva la gente, dicendo sé essere qualche grand'uomo»: quando gli abitanti della città si convertirono al Cristianesimo e gli apostoli Pietro e Giovanni furono mandati a Gerusalemme a comunicare lo Spirito Santo. Simone vedendo che era dato lo Spirito Santo per l'imposizione delle mani degli apostoli, ed era già battezzato, profferse denaro per avere anch'egli potere di comunicare lo Spirito Santo imponendo le mani. Ma Pietro gli disse di andare in malora con i suoi denari, avendo creduto di acquistare con denaro i doni di Dio. Dal Mago Simone fu detta Simonìa la volontà di comprare e vendere cosa spirituale], o miseri seguaci del suo modo di peccare, che le cose di Dio che debbono andare sempre unite alla bontà, voi rapaci ‑ adulterate per mezzo dell’oro e dell’argento; ora si dovrà parlare di voi poiché state nella terza bolgia. Già eravamo montati sulla sommità del ponte ed eravamo in quella parte dello scoglio che si trova sopra la metà del fosso. ‑ O sapienza di Dio quanto grande è l’arte che mostri in cielo, in terra e nell’inferno, e quanto giustamente la tua potenza dà a ciascuno il luogo cui spetta! ‑ Io vidi per le coste delle ripe e per il fondo della bolgia, la pietra livida essere piena di fori tutti egualmente larghi e rotondi. Non mi parevano meno o più ampi che quelli che sono nel mio bel S. Giovanni [Chiesa del Battistero di S. Giovanni a Firenze] fatti perché i preti che battezzano stiano più presso all’acqua del battesimo: ‑ l’uno dei quali ruppi io, non sono trascorsi ancora molti anni, per un fanciullo che vi stava annegando dentro: e questa sia testimonianza che disinganni chi mi avesse giudicato irriverente verso il sacro luogo. [Si narra che Dante, essendo dei Priori, capitò in S. Giovanni dove era molta ressa di popolo attorno un pozzetto in cui era caduto un fanciullino: Dante ruppe con una scure il marmo e salvò il fanciullo]. ‑ A ciascun foro usciva fuori della bocca i piedi e le gambe di un peccatore, fin oltre il ginocchio; e tutto il resto del corpo stava dentro. ‑ A tutti erano accese ambo le piante per cui guizzavano si fortemente le giunture che avrebbero spezzato funi di vimini ritorti e funi di vimini intrecciati. ‑ Come le cose unte bruciavano solo superficialmente, costì i piedi bruciavano dai calcagni alle punte. ‑ « Chi è quegli che si mostra più addolorato e furioso guizzando più degli altri compagni alla stessa sorte, dissi io, e i cui piedi sono bruciati da fiamma più rossa? » ‑ Ed egli a me: « Se tu vuoi che io ti porti laggiù per quella ripa che è più piana, saprai da lui di sé e dei suoi falli ». ‑ Ed io a lui: « Mi aggrada se aggrada così a te: tu sei il mio Signore e sai che non mi allontano da ciò che tu vuoi, e sai quello che io taccio ». ‑ Allora venimmo sopra il quarto argine; volgemmo, e discendemmo a manca laggiù nel fondo foracchiato e stretto. ‑ E il buon maestro non mi depose dalla sua anca [tenendolo sollevato] finché non fummo al foro di colui che si dibatteva più degli altri. ‑ « Chiunque tu sia che tieni disotto la testa, triste anima, conficcata come un palo, cominciai a dire, parla se tu puoi ». ‑ Io stavo come il frate che confessa il perfido assassino [richiama l'usanza barbara di seppellire vivi gli assassini nel medio evo], che, poiché è confitto sotto terra lo richiama [il frate] perché la morte non venga. ‑ Ed egli gridò « Sei tu già costì in piedi, sei tu già costì in piedi, Bonifazio? » [Bonifazio VIII, papa, 1294‑1304, fu dei Gaetani]. La mia previsione mi ingannò di parecchi anni [Niccolò III, scambiando la voce di Dante con quella di Bonifazio, crede di avere sbagliato quando [Inf. X, 100] aveva preveduto la morte di Bonifazio accadere nell’ottobre del 1303. Ciascun peccatore di questa bolgia sta confitto con le gambe di fuori e le piante dei piedi accese; quando un altro dannato per simonia viene, ne prende il posto cacciandolo più giù nel foro. Niccolò III aspetta Bonifazio VIII che sarà a sua volta sospinto da Clemente V]. ‑ « Sei tu già sazio di quelle ricchezze per le quali non temesti di sposare a forza di inganno la Chiesa, e poi di straziarla? » ‑ Io mi feci come coloro che stanno quasi scornati per non comprendere ciò che viene risposto a loro, e non sanno rispondere. ‑ Allora Virgilio disse: « Digli subito: non sono, non sono quello che credi ». Ed io risposi come egli mi aveva suggerito. ‑ Per cui lo spirito distorse tutti i piedi: poi sospirando e con voce di pianto mi disse: « Dunque che cosa vuoi sapere da me? ‑ Se tanto ti preme di sapere chi io sia, da scendere la ripa [la costa interna della bolgia], sappi che io fui rivestito del manto papale: e veramente fui degno figlio della famiglia Orsini tanto cupido per accrescere di potenza e ricchezza gli Orsini che misi in tasca sopra, in terra, le ricchezze, qui, nell’inferno, me. ‑ Di sotto al mio capo sono conficcati gli altri che mi precedettero nella simonia, appiattati [nascosti] lungo la fessura della pietra. Laggiù verrò pure io quando verrà colui che credevo che tu fossi, quando ti feci insensata domanda. ‑ Ma è più lungo il tempo che mi sono bruciati i piedi, stando così sotto sopra, di quello che egli stava piantato con i piedi rossi di fiamme: ‑ perché dopo di lui verrà da un paese ad occidente di Roma un papa senza legge che avrà commesso azioni ancora più sporche, talché lui e me dovrà ricoprire [entrando nel foro]. ‑ Sarà nuovo Jasone [Jasone, figlio di Simone II e fratello dì Onia III, sommi sacerdoti del popolo ebreo, comperò da Antonio I l'officio del sommo sacerdozio che, malamente acquistato più malamente esercitò] del quale si legge nei Maccabei, e come a quello il suo re [Antioco re di Siria] fu debole, così chi regna in Francia sarà a lui ». ‑ Io non so se fui troppo folle rispondendo in questa maniera a lui: « Deh dimmi dunque quanto tesoro volle ‑ il nostro Signore da San Pietro prima di consegnargli le chiavi del paradiso? Certamente non chiese altro se non « Seguimi ». ‑ Né S. Pietro né gli altri apostoli chiesero oro e argento a Mattia [successore di Giuda nell'apostolato], quando fu tratto a sorte per prendere il posto che aveva perduto Giuda. ‑ Però statti dove sei, ché sei giustamente punito; e ripensa bene i denari tolti malamente, che ti fecero essere ardito contro Carlo [Carlo I d'Angiò, in molti modi avversato da Niccolò III]. ‑ E se non fosse che a dir ciò mi vieta la riverenza del potere che hai avuto nella vita lieta, ‑ io userei parole ancor più gravi; ché la vostra avarizia calpestando i buoni e sollevando i malvagi, attrista tutto il mondo. L’evangelista S. Giovanni si accorse di voi papi quando vide mercanteggiare con i re Roma, che siede sopra i popoli. [In un passo dell'Apocalisse l'evangelista S. Giovanni ha in visione una donna che siede sopra l'acque e si rende cortigiana con i re della terra]. ‑ Quella che nacque con le sette teste e dalle dieci corna ebbe le leggi finché piacque la virtù al suo marito [gli interpreti del Poema vedono nelle teste i sacramenti, e nelle corna i dieci precetti della legge di Mosè, secondo i quali finché i pontefici si regolarono virtuosamente, fu governata la chiesa di Cristo]. ‑ Vi siete fatti Dio d’oro e d’argento: e quale altra differenza passa tra voi e l’idolatria, se non che egli adora un Dio e voi ne adorate cento? ‑ Ahi, Costantino [si riporta alla donazione del dominio di Roma avvenuta, secondo l'opinione che fu creduta fino al secolo XV, da Costantino a Silvestro I], di quanto gran male fu cagione non la tua conversione [al Cristianesimo], ma la dotazione che da te prese il primo papa, [papa Silvestro I, 314‑336] ». ‑ E mentre io stavo contando tali parole, o ira o rimorso che fosse, guizzava fortemente con ambo le piante. ‑ Io credo bene che al mio duca piacesse il mio ragionare, dato l’aspetto contento con cui sempre ascoltò il suono delle veraci mie espressioni. ‑ Quindi mi prese con ambo le braccia, e poiché mi ebbe levato su di peso al suo petto, rimontò sulla via da cui era disceso ‑ né si stancò di tenermi stretto al suo seno finché non mi portò al mezzo dell’arcata, che attraversa dal quarto al quinto argine. ‑ Quivi depose soavemente il carico, soavemente perché lo scoglio era rotto e ripido, tanto che sarebbe stato difficile a varcarsi dalle capre: ‑ indi mi fu scoperto un altro vallone.

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