gen282010

La Divina Commedia – Inferno – Canto XIV

Commosso dalla patria carità, radunai le fronde sparse, e le resi a colui che era già fioco. ‑ Indi venimmo dove si divi­de il secondo girone dal terzo e si vede orri­bile arte di giustizia. ‑ A bene chiarire i nuovi tormenti dico che arrivammo a una aperta pia­nura, che non lascia crescere nessuna specie di pianta nel suo piano. ‑ La selva dolorosa dei suicidi le è tutta attorno, come il fiume di san­gue è attorno alla selva: in questa pianura fermammo i piedi rasente al margine. ‑ Lo spa­zio era formato da una rena arida e spessa, simile a quella che fu calpestata dal piedi di Catone [allorché guidava per i deserti della Libia gli avanzi dell'esercito pompeiano per congiungersi a Giuba re di Numidia]. ‑ O vendetta divina, quanto devi essere temuta da ciascuno che legge ciò che io vidi! ‑ Vidi molte schiere di anime nude, che piangevano tutte molto miseramente, ma variamente esposte alla pioggia di fuoco. ‑ Parte di quella gente giaceva supina, parte stava tutta raccolta a sedere, ed altra andava di continuo. ‑ Quella che andava attorno era molto più numerosa, meno quella che giaceva supina, ma si lamentava di più [la schiera dei sodomiti era la più numerosa delle tre, quella dei violenti contro Dio la più piccola]. ‑ Sopra tutto il sabbione cadevano lentamente larghe falde di fuoco, come neve in montagna scende senza vento. ‑ Come Alessandro vide cadere sopra le sue schiere in quelle parti calde dell’India fiamme accese anche sulla terra [ si narra che durante la spedizione nell'India cadde uno volta la neve in tanta quantità che Alessandro la dovette far calpestare dai soldati; e che poco di poi venne una straordinaria pioggia di fuoco, per difendersi dalla quale egli ordinò che ciascuno opponesse le sue vesti: Dante di questi due fatti distinti ne fa uno solo] : ‑ per cui ordinò che le stuolo dei soldati le calpestasse perché, più facilmente, si spegnessero prima che ne sopraggiungessero altre dal cielo: ‑ così discendeva l’eterno ardore; per cui la rena si accendeva come l’esca sotto la pietra focaia battuta dall’acciarino, raddoppiando così il dolore [dei dannati]. ‑ Io cominciai a dire: « Maestro, tu che vinci ogni difficoltà eccetto i demoni che si sono opposti al nostro entrare nella città di Dite, – chi è quell’uomo di membra grandi che pare che non si curi del fuoco, e giace dispettoso e contorto sì che pare che la pioggia non lo domi? » ‑ E quel medesimo che si accorse come io chiedeva di lui al mio duca, gridò: « Qual fui vivo tale sono morto. [E' Capaneo, uno dei sette re che parteciparono all'assedio di Tebe; egli trasse l'esercito all'assalto e salito sulle mura agli atti di valore univa parole irriverenti contro Bacco ed Ercole, patroni di Tebe, e contro lo stesso Giove, il quale lo fulminò [Prima della battaglia inveì contro Alfiaro re e sacerdote]. ‑ Se Giove scagliasse contro di me tante saette fino a stancare Vulcano e i Ciclopi [dentro Mongibello] che gliele fabbricano, non potrebbe vincere il mio disprezzo [Terzine 51‑54‑57]. ‑Allora il mio duce parlò con tanta severità quanta ancora non avevo udito: « O Capaneo, sul fatto che non cede ‑ la tua superbia, tu sei punito maggiormente: nessun altro martirio sarebbe maggiore al tuo furibondo peccato, che la tua rabbia». ‑ Poi si rivolse a me con aspetto migliore, dicendo: « Quegli fu uno dei sette re che assediarono Tebe; ed ebbe e pare che abbia ‑ ancora disprezzo contro Dio e furore: ma come dissi a lui, i suoi dispetti sono ornamenti che si confanno alla sua condizione. ‑ Ora seguirmi e bada di non mettere i piedi nell’arena arsiccia, ma tienili sempre vicini al bosco ». ‑ Tacendo giungemmo dove esce fuori della selva un piccolo fiume, il cui colore rosso mi fa raccapricciare ancora. ‑ Quale del Bulicame [presso Viterbo] esce la sorgente termale che poi le meretrici si dividono fra loro [a qualche distanza solevano derivare ai loro bagni privati le acque raffreddate], tale se ne scendeva tra la rena quel fiumicello. ‑ Il suo fondo e le sue pendici erano di pietra e così i margini dai lati: ed io mi avvidi che il luogo per passare era lì [nei margini laterali]. – « Tra le altre cose che io ti ho dimostrato, dopo che noi entrammo per la porta della quale tutti possono varcare liberamente la soglia prima di entrare nell’inferno, ‑ non fu da te veduta cosa più da notarsi di questo ruscello nelle cui acque si spengono tutte le fiammelle». ‑ Queste parole mi disse il mio duce; per cui lo pregai che mi facesse sapere ciò che mi aveva fatto desiderare di conoscere. ‑ « Nel mezzo del mare vi è un paese in rovina [isola dì Creta] sotto il cui re nel mondo non vi fu malizia. ‑ Vi è una montagna che fu già lieta di acque e di foreste, e che si chiamò Ida ; ora è abbandonata come sogliono essere i luoghi guastati dal tempo. ‑ Rea scelse questa montagna per culla sicura del figlio; e per celarlo quando piangeva vi faceva fare molto rumore. ‑Dentro il monte sta diritto un gran vecchio che tiene volte verso Damiata [Città dell'Egitto] le spalle, e guarda Roma come specchio. ‑ La sua testa è formata di oro fino, di puro argento sono le braccia e il petto, poi, è di rame fino all’inforcatura delle gambe; – da indi in giù è tutto di ferro scelto, salvo che il piede destro è dì terracotta, e sta poggiato più su quello che sopra l’altro. ‑ Ciascuna parte, fuori quella d’oro è rotta e da qualche fessura gocciano lacrime che raccogliendosi ai piedi della statua forano quella grotta. ‑ Il loro corso scende per questa valle, formando Acheronte, Stige e Flegetonte; poi se ne vanno giù per questo stretto condotto fino là dove più non si scende: fanno Cocito; e quale sia quello stagno tu lo vedrai, e perciò non te lo dico ». ‑ Ed io a lui: « Se questo rigagnolo deriva, come hai detto, dal nostro mondo, perché ci appare qua, a questa estremità e non prima? » – Ed egli a me: « Tu sai che l’inferno è costituito da nove cerchi concentrici, e benché di ciascuno di essi noi abbiamo percorso una parte venendo verso sinistra, nel calare giù al fondo, ‑ pure non abbiamo girato tutto il cerchio ». ‑ Ed io ancora: « Maestro dimmi dove si trova Flegetonte e Lete; che dell’uno taci e dell’altro dici che viene formato da questa pioggia di lacrime del vecchio? » ‑ « In tutte le tue questioni ti trovo ammirevole; ma il bollore dell’acqua rossa doveva bene risolvere una di queste questioni che mi fai palesarti, cioè che non è Flegetonte, ‑ Vedrai Lete ma fuori di questa fossa infernale, là dove vanno a lavarsi le anime quando è perdonata la colpa pentita [Lete nel paradiso terrestre]. ‑ Poi disse: ormai è tempo di scostarsi dal bosco; vieni appresso: i margini, che non sono arsi dalle fiammelle cadenti, fanno la via, ‑ e sopra loro ogni vapore si spegne ».

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