gen282010

La Divina Commedia – Inferno – Canto XI

Sulla estremità di un’alta ripa [ la ripa circolare tra il sesto ed il settimo cerchio, era tutta una rovina, formata cioè di grandi massi spaccati: nel modo e per la causa che il poeta espone nell'Inf., XII, 1‑10, 28‑45] che era formata da grandi pietre spaccate messe in cerchio, venimmo sopra ammassi di anime condannate a più grave pena: ‑ e quivi per il puzzo eccessivamente orribile che getta il profondo abisso ci accostammo dietro il coperchio ‑ di un grande sepolcro; dove io vidi una scritta che diceva: « Chiudo papa Anastasio che fu tratto in eresia da Fotino » ‑ « Il nostro discendere deve essere lento sì che il senso si abitui al cattivo odore, e poi non bisognerà più guardarvi». ‑ Così disse il maestro: ed io dissi a lui: « Trova un mezzo per cui il tempo non passi perduto»; ed egli: « Vedi che a ciò io sto pensando. ‑ Figliuolo mio, dentro questa ripa sassosa, cominciò poi a dire, vi sono tre cerchi che insieme costituiscono l’ultima parte dell’inferno; i quali cerchi sono digradati, come quelli che ora lasci. ‑ Sono tutti pieni di anime dannate: ma perché poi ti basti di vedere senza domandare il perché delle loro colpe, intendi come e perché sono stretti da questi gironi. ‑Il fine di ogni malizia, che si procaccia odio dal cielo, è l’ingiuria, ed ogni fine simile a questo nuoce altrui o con la forza o con la frode. ‑ Ma perché la frode è dote propria dell’uomo, di più spiace a Dio, e quindi i fraudolenti stanno di sotto e sono contristati da maggior dolore. ‑ Il primo cerchio è tutto dei violenti: ma perché si può usare la violenza in tre modi, secondo la diversità delle persone contro le quali è rivolta, è distinto e costrutto in tre gironi. ‑Si può far violenza a Dio, a sé e al prossimo; intendo dire in loro e nelle cose loro, come udrai con chiara esposizione. ‑Nel prossimo si danno la morte per forza e dolorose ferite; e nel suo avere rovine, incendi e ruberie dannose; ‑ onde gli omicidi e ciascuno che ferisce malamente, i guastatori ed i pre­doni sono tutti tormentati per diverse schiere nel primo girone. ‑ L’uomo può avere la mano violenta contro di sé e nei propri beni: e sen­za giovamento conviene quindi che si penta nel secondo girone ‑ qualunque che sé uccide, gioca e dissipa la sua fortuna, e chi non sa apprezzare e godere giustamente i beni dati da Dio. ‑ Si può fare violenza contro Dio negan­dolo e bestemmiandolo o spregiando la natura e la sua bontà: ‑ E quindi il secondo girone mette il suo suggello ai sodomiti e agli usurai e a chi sprezzò nel suo cuore Dio. ‑ La frode, per cui le coscienze più dure ne hanno rimorso, l’uomo può usarla in chi fida in lui ed in quegli che non si fida di lui. ‑ Il secondo modo, l’in­ganno verso chi non si fida, infrange i vincoli naturali per cui l’uomo dovrebbe amare il prossimo ed è punito nel secondo dei tre ultimi cerchi, vale a dire nell’ottavo cerchio infernale; ed in esso si annidano – gli ipocriti, i lusingatori, chi fa la divinazione, i falsificatori, i la­droni, i simoniaci, i ruffiani,:, i barattieri e simile lordura [ 1^ bolgia la seduzione [ruffiani] ; nella 2^ l’adulazione, [lusinghe] ; nella 3^ la simonia; nella 4^ la divinazione [chi affattura]; nella 5^ la baratteria, [baratti] ; nella 6^ l’ipo­crisia; nella 7^ il furto, [ladroneccio] ; nell’ 8^ consigli fraudolenti; nella 9^ scandali e scismi [simile lordura]; nella 10^ la falsificazione [fal­sità]. ‑ Per il tradimento oltre i vincoli dell’amore naturale s’infrangono anche quelli dell’amicizia per cui si crea la confidenza speciale fra amici: ‑ onde nel cerchio minore, ove è il punto in cui sta Lucifero, in eterno è con­sunto chi tradisce ». ‑ Ed io: «Maestro, il tuo ragionamento procede molto chiaro, e distingue molto bene questo baratro e la gente che è in esso. ‑ Ma dimmi: quelli della palude fangosa [gl'iracondi, gli accidiosi, gl'invidiosi e i superbi], quelli che sono portati dal vento [i lussuriosi], e che sono battuti dalla pioggia [i golosi], e quelli che si incontrano con sì aspre parole [gli avari e i prodighi], ‑ perché non sono puniti dentro la città di Dite, rossa di fuoco, se Dio li odia? E se non li odia, perché sono puniti in tal maniera? » ‑ Ed egli a me: « Perché delira tanto il tuo ingegno da quello che suole ‑ oppure dove mira la tua mente? Non ti ricordi di quelle parole con le quali la tua Etica tratta le tre disposizioni che il cielo aborre, ‑ l’incontinenza, la malizia, e la matta bestialità? E come l’incontinenza meno offende Dio e ne riceve meno male? ‑ Se tu riguardi bene questa sentenza e consideri bene chi sono coloro che sopra, fuori di Dite sono puniti, vedrai bene perché sono dipartiti da questi malvagi, e perché sono meno martellati dalla meno crucciata vendetta divina». ‑ « 0 sole che rischiari le tenebre dell’ignoranza, quando tu mi sciogli un dubbio tu mi rendi si contento, che mi è grato dubitare non meno che sapere. Ritorna un poco indietro, dissi io, là dove affermai che l’usura offende la divina bontà, e scioglimi il nodo ». ‑ « La Filosofia, mi disse, a chi la intende, nota come la natura prenda il suo corso, e non solo in una sola sua parte, – dal divino intelletto e dal divino operare: e se tu noti bene la tua Fisica tu troverai, non dopo molte pagine, ‑ che l’arte vostra segue la natura, per quanto può, come il discepolo segue il maestro; si che essa arte è quasi nipote a Dio. ‑ Se tu ti ricordi la Genesi dal principio, la gente deve prendere la vita e prosperare dall’arte e dalla natura. – E perché l’usuraio tiene altra via, dispregia la natura e l’arte, poiché pone la mente in altro. ‑Ma seguimi ormai che desidero andare; la costellazione dei Pesci è già levata sull’orizzonte, e il carro di Boote [l'Orsa maggiore] è tutto sulla direzione del Coro [vento che spira tra ponente e tramontana; è l'avvicinarsi dell'aurora del 26 marzo] e la ripa cui ci dirigiamo discende molto lungi di qui ».

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