gen282010

La Divina Commedia – Inferno – Canto IX

Il pallore che rivelò la mia paura, vedendo ritornare il duca indietro, fece si che egli per non aumentarla, ricompose il proprio viso a serenità. ‑ Si fermò attento come uomo che ascolta; ché non poteva vedere troppo lungi a causa dell’aria nera e della nebbia folta. « Eppure noi dobbiamo vincere la pugna, cominciò egli, se non… ma tale donna [Beatrice] mi apparve… Oh quanto mi pare che ritardi il messo divino! » ‑ Io notai bene come egli volle coprire la frase cominciata con altre parole, che furono diverse dalle prime. ‑ Ma tuttavia il suo dire mi diede paura, per cui mi ritenevo che la parola troncata da Virgilio avesse peggiore significato di quanto non conteneva. « In questo fondo dell’ Inferno discende mai nessuno del limbo? » ‑ Questa questione feci io, e quegli mi rispose: « Avviene di rado che alcuno di noi faccia il cammino per il quale vado. ‑ Però un’altra volta fui quaggiù scongiurato da quella Eritone crudele [la maga tessala, che dietro istanza di Pompeo trasse un’anima dall'inferno per interrogarla sul fine che avrebbero avuto le contese tra Cesare e Pompeo] che richiamava ai loro corpi le ombre. ‑Da poco ero morto quando ella mi fece entrare dentro quel muro (di Dite) per trarne uno spirito dal cerchio di Giuda [nono cerchio]. ‑ Quello è il luogo più profondo e più oscuro, e il più lontano dal cielo che gira tutto attorno: conosco bene il cammino e perciò non temere. – Questa palude [Stige] elle esala il gran puzzo, circonda la città dolente, nella quale ormai non possiamo entrare senza ira ». ‑ Ed altro disse ma non lo ricordo, perché l’occhio mi aveva attratta tutta l’attenzione verso l’alta torre dalla cui cima erano stati fatti i segnali delle due fiammelle, ‑ in un punto delle quali si raddrizzarono tre furie infernali tinte di sangue, che avevano membra ed atti femminili; ed erano cinte con idre verdissime; serpentelli e ceraste [serpenti cornuti] avevano per capelli, da cui le fiere tempie erano strette. ‑ E il mio Maestro che conobbe bene le ancelle di Proserpina [figliuola di Giove e di Cerere, moglie di Plutone], « Guarda le feroci Erinni [furie infernali, figliuole dell'Erebo e della Notte: Megera, Aletto e Tesifone]. ‑Questa alla sinistra è Megera, quella che piange a destra è Aletto, nel mezzo è Tesifone », e tacque. Ciascuna si lacerava il petto con le unghie; si battevano con le palme delle mani. e gridavano sì altamente, che io mi strinsi per timore al poeta. ‑ Venga Medusa [una delle tre Gorgoni, figliuole di Iorio dio marino. Convertiva in sasso chiunque la guardava], e così li faremo di pietra, gridavano tutti riguardando in giù; male, faremmo a non vendicare in Teseo l’assalto [Teseo discese con Peritoo per togliere Proserpina, Peritoo fu vittima di Cerbero e Teseo fu trattenuto prigioniero finché Ercole non discese a liberarlo]. ‑ « Rivolgiti indietro e copriti il viso con le mani; che se il Gorgone [Medusa] si mostra e tu la vedessi, nulla potrebbe farti ritornare mai di sopra ». ‑ Così disse il Maestro; ed egli stesso mi rivolse indietro e non fu sicuro delle mie mani, ma mi coprì anche con le sue, ‑ 0 voi, che avete, savio l’ intelletto, riguardate l’insegnamento che si nasconde sotto il velo dei versi difficili. ‑ E già veniva su per le torbide onde un frastuono pieno di spavento, per cui tremavano l’una e l’altra sponda; ‑ non altrimenti che se fosse stato fatto da un vento impetuoso per lo squilibrio del calore nell’atmosfera, che percuote la selva e senza alcun freno ‑ schianta i rami li strappa e porta via; davanti polveroso va alto e fa fuggire le fiere e i pastori. ‑ Mi liberò gli occhi e disse: « Ora guarda [drizza il nervo della vista] su per quell’acqua antica, là dove è più folta la nebbia». ‑ Come le rane davanti alla nemica biscia si dileguano tutte per l’acqua finché tutte si attaccano alla terra: così io vidi più di mille anime dannate fuggire davanti a uno che passava lo Stige con le piante asciutte. ‑ Dal volto con la sinistra rimoveva quell’aria grassa, e mi pareva stanco solo di quella noia. ‑ Bene mi accorsi che egli era messo celeste: e mi volsi al Maestro e quegli mi fece segno di stare cheto e m’inchinassi ad esso. ‑ Ahi quanto mi parea pien di disgelo! arrivò alla porta e l’aperse con una verghetta alla quale non vi fu nessun ritegno. ‑ « 0 cacciati dal cielo, gente disprezzata cominciò egli sulla soglia orribile, onde si accoglie in voi questa tracotanza? ‑ Perché ricalcitrate al divino volere, cui nessuno può opporsi, e che vi ha accresciuto più volte il dolore ? ‑ Che giova volersi opporre agli immutabili decreti di Dio? Cerbero vostro, se bene vi ricordate, ne porta ancor pelato il mento e il gozzo » [Ercole punì Cerbero della resistenza opposta a Teseo, legando il demonio per il collo e trascinandolo a forza fuori dell'inferno.] ‑ Poi si rivolse per la strada sudicia, e non fece parola a noi, come uomo che ha la mente ad altre cose ‑ non a quelle di chi ha davanti. E noi movemmo i piedi verso la città di Dite, sicuri dopo le sante parole. ‑ Vi entrammo dentro senza nessuna opposizione: ed io che avevo desiderio di guardare quale fosse la condizione delle anime che serra quella fortezza, come fui dentro giro attorno l’occhio, e vedo da ogni parte grande campagna piena di duolo e di tormento sovrammodo doloroso. ‑ Come ad Arles [Arles città di Provenza sulla proda del Rodano, dove ancora oggi vi sono reliquie di sepolcri romani], dove passa il Rodano, come a Pola presso il Quarnaro [il Golfo di Quarnaro nell’Adriatico fra l' Italia e la Dalmazia ] , che chiude l’Italia e bagna i suoi confini, ‑ i sepolcri fanno tutto il terreno disuguale: così facevano quivi da ogni parte, salvo che la maniera era più dolorosa; ‑ poiché tra gli avelli erano sparse fiamme per le quali erano così roventi del tutto che nessun’arte di fabbro occorre perché il ferro sia più rovente di quello che erano quelle tombe. ‑ Tutti i loro coperchi erano alzati e ne uscivano fuori sì dolorosi lamenti, che bene parevano di derelitti e di tormentati ‑ Ed io: « Maestro, che genti sono quelle che seppellite dentro i sepolcri si fanno sentire con i dolorosi sospiri? » ‑ Ed egli a me: « Qui sono gli eretici con i loro seguaci di ogni sètta e le tombe sono cariche molto più di quello che tu creda. ‑ Ogni tomba raccoglie più eretici della medesima sètta: e i monumenti sono più o meno caldi a seconda la qualità delle colpe». E poi, quando si voltò alla mano destra, ‑ passammo tra il terreno dei martiri e gli spalti delle mura.

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